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Priorità alla scuola

L'immagine di chi non s'arrende sono studenti, insegnanti e genitori che sabato 5 dicembre 2020, con il comitato Priorità alla scuola, hanno portato doni davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, per regalare la scuola a Natale: uno zaino, un astuccio, un quaderno.

La richiesta è di ripristinare "il diritto all'istruzione, non garantito dalla didattica a distanza".

In Italia, ancora una volta, si riapre tutto ma non la scuola, mentre in tutta Europa i paesi europei hanno continuato a garantire la didattica in presenza, nonostante il Coronavirus.

Le nostre scuole sono sicure. Lo ha dichiarato il Commissario straordinario Domenico Arcuri, e lo hanno ricordato sia il Coordinatore del Comitato tecnico scientifico nazionale che direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Bologna Paolo Pandolfi, quando hanno ribadito che la scuola non risulta faccia crescere i contagi, ma è uno dei luoghi più protetti.

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Digiuno per la salute nelle carceri, se il virus dilaga è un rischio per tutti

Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, è impegnata dal 10 novembre in un'azione nonviolenta di digiuno, per chiedere al Governo di ridurre il sovraffollamento nelle carceri. Anche il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene, ha stilato dieci raccomandazioni indirizzate agli Stati membri del Consiglio d’Europa, in cui viene sollecitata l’urgenza di ridurre le presenze nelle carceri, mentre la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatović, chiede di intervenire per attivare misure alternative al carcere.

Nelle carceri italiane, oltre alle carenze strutturali degli edifici, continua a essere allarmante il sovraffollamento e la carenza di personale della polizia penitenziaria e di educatori. Il carcere è una realtà in cui il rischio della diffusione del Coronavirus è molto alto: non è previsto il distanziamento sociale, impossibile da applicare nei casi di sovraffollamento: la distanza minima di un metro nelle celle non viene infatti rispettata.

Al 13 novembre 2020, sono più di 600 i detenuti positivi e più di 800 gli operatori penitenziari contagiati, di cui la maggior parte personale di polizia penitenziaria. All’interno del carcere Dozza di Bologna sono almeno 12 i detenuti contagiati. Bisogna prevenire l'epidemia, non cercare rimedio dopo. Bisogna ricorrere alle misure alternative e aumentare la detenzione domiciliare per le persone che sono a fine pena, per rispondere così sia alla crisi legata al sovraffollamento che all’epidemia Covid-19. Bisogna intervenire prima che l’epidemia entri dentro le carceri, causando problemi sanitari e di sicurezza sociale enormi per il Paese, aumentando la pressione per il nostro sistema sanitario nazionale.

In Italia, sono più di 8.000 detenuti che devono scontare da 1 giorno a 12 mesi e altrettanti da 1 a 2 anni come pena residua. Parliamo di circa 16.000 persone. In uno Stato democratico, vista l’emergenza del Coronavirus, l’amnistia e l’indulto sarebbero provvedimenti necessari. In alcune carceri italiane, il sovraffollamento ha picchi del 200%: alla Dozza la capienza massima di 500 persone è ampiamente superata dalle circa 700 presenze.

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Zaki ancora in carcere

Zaki ancora in carcereLo ha ricordato il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, intervenuto poco fa durante i lavori del Consiglio comunale.

Il nostro governo deve fare di più, per la libertà di Patrick Zaki, studente e cittadino di Bologna, e per chiedere giustizia per Giulio Regeni.

Il tribunale penale locale ha deciso di prolungare di ulteriori 45 giorni la detenzione di Zaki, nonostante i suoi legali abbiano potuto presentare le prove dell’illegalità della sua carcerazione.

Le Istituzioni nazionali ed europee non possono continuare a sopportare una violenza che sta portando a una lunga e ingiusta permanenza in carcere, alla privazione delle libertà personali per Zaki, nell’assenza delle minime garanzie giudiziarie.

La pressione diplomatica nazionale ed europea deve proseguire, per chiedere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Non possiamo lasciare solo Patrick Zaki e i tanti che oggi ancora soffrono per la repressione del governo egiziano.

Bilancio partecipativo Bologna 2020

Il Comune di Bologna destina 2 milioni di euro per realizzare i progetti dei cittadini per il proprio Quartiere.

Si può votare fino alle 12 del 5 dicembre, con due voti a un progetto di riqualificazione e a una priorità per il proprio Quartiere.

Bilancio partecipativo Bologna 2020

I temi riguardano la riqualificazione urbanistica, l'ambiente, la mobilità, la cultura e le relazioni di comunità, coinvolgendo migliaia di cittadini e associazioni.

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Schools for Future

Schools for FutureMolte studentesse e studenti, in tutta Italia, stanno protestando contro la chiusura delle nostre scuole.

Ogni giorno, dal 6 novembre, quando le scuole in tutta la regione Piemonte sono state chiuse a causa della pandemia, Anita, una giovane studentessa di 12 anni si è seduta fuori dalla scuola di Italo Calvino e ha continuato le lezioni su un tablet. Dietro di lei, c'è un poster scritto a mano che recita: "Imparare a scuola è un nostro diritto". È iniziata come una protesta solitaria, ma oggi l'iniziativa si è diffusa in tutta Italia. La manifestazione di Anita e altre sono ora promosse dal movimento "Priorità alla Scuola", composto anche da insegnanti e genitori che si battono per migliorare il sistema educativo. Le proteste si chiamano "Schools for Future".

Gentile Presidente, ancora oggi non sappiamo se si potrà rientrare a scuola il 4 dicembre.

Dobbiamo riaprire le scuola e permettere a tutti i nostri studenti di seguire le lezioni in presenza, come accade in molti paesi europei nonostante il lockdown (Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna).

Chiudere la scuola è una sconfitta per tutti, anche perché le scuole sono luoghi sicuri, come ha recentemente ricordato anche il Coordinatore del Comitato tecnico scientifico nazionale, quando ha ribadito che la scuola non è luogo di rischio.

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Migranti, ancora una strage nel Mediterraneo

Un naufragio, il 12 novembre, ha causato la morte di almeno 74 migranti al largo di Khums, in Libia. Si tratta dell'ultima di una lunga serie di tragedie nel Mediterraneo. L'imbarcazione trasportava oltre 120 persone, tra cui donne e bambini. Sono centinaia gli uomini, le donne e i bambini morti nelle acque del Mediterraneo, al largo delle coste libiche, in fuga da guerre e fame.

Nel 2020, almeno 900 persone sono annegate nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee. Più di 11.000 migranti sono stati riportati in Libia, in un paese dove possono rischiare di subire violazioni dei diritti umani: detenzione, abusi, sfruttamento, come documentato dalle Nazioni Unite. L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), sostiene che la Libia non sia un porto sicuro e chiede alla comunità internazionale e all'Unione europea di intraprendere azioni urgenti e concrete affinché i migranti non vengano più riportati in questo paese.

Dobbiamo chiederci cosa stiamo facendo e cosa possiamo fare per organizzare il salvataggio dei profughi, per costruire un sistema di solidarietà e accoglienza europeo, in grado di rispondere concretamente al dramma dei migranti.

SOS by Ann Hirsch Jeremy Angier

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