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Una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla morte di Giulio Regeni

Genitori Giulio RegeniOggi, 29 aprile, inizierà alla Camera l'esame per l‘istituzione della Commissione d'inchiesta parlamentare sulla morte di Giulio Regeni che dovrà chiarire le responsabilità sulla morte del giovane ricercatore italiano.

Sono passati più di tre anni dalla scomparsa di Giulio, era il 25 gennaio 2016, l'ultimo giorno di un giovane ricercatore italiano, ucciso e torturato in Egitto. Giulio Regeni aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.

Nel mandato precedente il Consiglio comunale di Bologna ha approvato un Ordine del giorno per sostenere la campagna di Amnesty International, per non permettere che l'omicidio finisca per essere dimenticato. Durante questo mandato il Comune di Bologna ha esposto uno striscione per Giulio a Palazzo D’Accursio.

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Una rete di città per il Global Compact

Il giorno in cui i Sindaci di Bologna e Lampedusa promuovono un’azione comune per un’adesione delle città italiane al Global Compact per l’immigrazione, la Prefettura di Bologna ha pubblicato il bando per trasformare l’Hub regionale, luogo dove fare vera accoglienza per profughi e richiedenti asilo, in un grande centro (CAS, Centro di Accoglienza Straordinario) che potrebbe ospitare più 200 persone, una struttura che rischia di non permettere nessuna integrazione e autonomia possibile.

Bologna in questi anni ha costruito un progetto di accoglienza diffusa che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e per l’Europa, mentre i grandi centri, i CAS, non hanno mai funzionato e sono uno spreco di risorse pubbliche, oltre a non garantire le tutele sia per chi è ospite che per chi lavora.

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Chi nasce in Italia è italiano

cittadinanza italianaLo “Ius Soli”è una legge di civiltà che va fatta, soprattutto perché è rivolta alla parte più debole della nostra società: bambine e bambini che, pur essendo nati da genitori stranieri, si sentono italiani e frequentano le nostre scuole insieme ai nostri figli. È una legge che risponde alle nuove esigenze che la società ci pone davanti. Riconosciamo diritti ma anche responsabilità, diritti ma anche doveri che aiutano l'integrazione.

La cittadinanza è giusta e non può essere un premio che un Governo decide di riconoscere in modo arbitrario. Credo invece sia importante fare ogni sforzo per approvare la legge in Parlamento, una legge che consentirebbe di dare la cittadinanza italiana ai ragazzi nati in Italia, figli di cittadini come Ramy, il ragazzo del bus di San Donato Milanese che con coraggio ha permesso di salvare i propri compagni e insegnanti. Sono più di 800 mila in Italia. Il Governo e il Parlamento devono occuparsene, perché è in gioco è il futuro di tante ragazze e ragazzi nati in Italia. E credo che, anche su questo tema, sia importante il ruolo delle città: Bologna insieme a Milano, e tutte le città devono mobilitarsi per conferire le cittadinanze (anche simboliche) ai nostri piccoli e giovani concittadini, come Ramy.

Hera cancella le “clausole sociali” per il servizio di raccolta di abiti usati

Hera è ancora una azienda pubblica che risponde al bene comune dei cittadini o risponde solo a logiche private centrate sul profitto?

HERAA giugno 2018, il Consiglio comunale ha approvato un Ordine del giorno per chiedere al Gruppo Hera Spa di valorizzare gli aspetti sociali, ambientali e di qualità nel servizio di raccolta di “abiti usati” della città di Bologna, e per sostenere chi è più debole e senza lavoro. Nonostante la decisione del Consiglio comunale e quella del Consiglio Locale di Bologna dell’Agenzia Atersir di novembre 2018, il Gruppo Hera ha eliminato le “clasuole sociali” dal bando per il servizio di raccolta differenziata di abiti usati e pubbblicato una gara centrata solo sull’offerta economica.

Parliamo di un’esperienza che negli ultimi 5 anni ha dato risultati sociali (impegnava tutti i giorni da ormai 5 anni 23 persone, di cui circa il 70% svantaggiati), ambientali (dal 2012 la raccolta di abiti era aumentata del 50%), economico (il servizio, senza nessun costo per Hera e cittadini, otteneva un compenso aggiuntivo annuo di circa 70mila euro, che venivano investiti in progetti di inclusione). Tra l’altro, la cooperazione sociale di Bologna in questi 5 anni ha investito più di 1ML di euro in cassonetti, automezzi e impianti per dare a Bologna un impianto innovativo (primo in Italia) per trasparenza e tracciabilità.

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L'Italia che resiste: 2 marzo 2019, anche a Bologna la resistenza continua

Italia che ResisteL'Italia che resiste: il 2 marzo anche Bologna scende in piazza contro le politiche sull'immigrazione di Salvini.

Anche l’Arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi è stato vittima del clima di intolleranza, divisione e odio che porta solo conflitti e insicurezza per tutti. In Italia, come in altri grandi paesi europei, c’è profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi motivati da ragioni etniche, religiose e razziali, un clima ostile e pericoloso che non può essere sottovalutato.
Ma moltissimi italiani credono ancora nel rispetto dei diritti umani e nel principio di solidarietà. Da Mons Zuppi viene un insegnamento di dialogo, di incontro e di coesione sociale che è in profonda sintonia con la storia e la cultura solidale e accogliente di Bologna.

Il 2 febbraio scorso, in 280 piazze in Italia, hanno manifestato più di 80.000 cittadini e oltre 400 associazioni.

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Una "rete civica" per l'integrazione

CIE Bologna fonte: www.radiocittafujiko.itDa CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) con condizioni di vita (e di lavoro) inaccettabili, a Hub regionale dove fare vera accoglienza per profughi e richiedenti asilo. Quella per la chiusura del Cie di Bologna è stata una delle battaglie più intense durante il mandato precedente.
Oggi il Prefetto propone di trasformare l’Hub di via Mattei in un CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) in grado di ospitare 200 persone, una struttura che rischia di non permettere nessuna integrazione e autonomia possibile.

Bologna in questi anni ha costruito un progetto di accoglienza diffusa che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e non solo, anche l’Europa ha riconosciuto l’impegno della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna a costruire un modello di accoglienza diffuso in grado di essere dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Gli ospiti dell’Hub di via Mattei in breve tempo sono accompagnati in strutture di seconda accoglienza presenti su tutto il territorio regionale e il bando Sprar della Città metropolitana di Bologna permette di superare la logica emergenziale: tutti gli enti locali partecipano al sistema di accoglienza.

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