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L’inverno dei migranti sulla rotta balcanica

L’inverno dei migranti sulla rotta balcanicaNon solo il Mediterraneo, c'è anche la rotta balcanica tra le vie d'ingresso in Europa di migranti e richiedenti asilo. Nel corso degli ultimi cinque anni, sono state centinaia di migliaia le persone fuggite dai loro Paesi in difficoltà, a causa di guerre o persecuzioni. Dal 2018, il passaggio su questa rotta termina spesso in Bosnia, dove attualmente le stime parlano di circa 9mila tra migranti e richiedenti asilo ospitati in cinque campi: due vicino a Sarajevo e tre nel cantone di Una - Sana. Si tratta di intere famiglie, uomini e donne, ragazzi e minori non accompagnati provenienti da Afghanistan, Pakistan, Siria e Iraq.

Le condizioni per migranti e richiedenti asilo bloccati lungo la rotta balcanica sono disumane e inaccettabili. Circa 900 persone vivono in campi e alloggi di fortuna nella zona di Lipa, in Bosnia, sottoposti alle rigide temperature invernali che scendono fino a 10 gradi e in piena emergenza umanitaria. La situazione è disperata ed è urgente un intervento della comunità internazionale, il prima possibile, per garantire un'accoglienza dignitosa e sicura, per sviluppare un sistema che tuteli la vita e i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo.

Se non vogliamo essere complici di questa strage a pochi km dai nostri confini, è importante non abbandonare i migranti senza riparo e al gelo.

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Il piano freddo per le persone senza dimora

Il primo dicembre è scattato il Piano Freddo del Comune di Bologna, attuato da Asp Città di Bologna in collaborazione con il Consorzio l’Arcolaio.

Sono 234 i posti che, sommati all’accoglienza ordinaria che Bologna mette a disposizione durante tutti i mesi dell'anno, raggiunge i 600 posti a disposizione per le persone senza dimora. Di giorno, durante il Piano Freddo, è garantito un riparo dal lunedì al venerdì nei locali dei Laboratori di comunità e il sabato e la domenica nella sala multifunzionale del centro accoglienza Beltrame.

Parliamo degli "ultimi", persone con problematiche legate alle dipendenze ma anche donne e uomini in situazione di povertà relazionale ed economica, come conseguenza anche della crisi economica e sociale.

Bologna, con il Piano Freddo e il sistema di accoglienza, ha costruito negli anni una rete di sostegno e solidarietà in cui tutti, attori istituzionali, parrocchie e mondo del volontariato, si sono attivati per dare una possibilità di rifugio e riparo per persone senza rete e alloggio. Le attività vanno dalla distribuzione di generi alimentari, pasti caldi, coperte e vestiti, a informazioni, accompagnamento alle strutture e accoglienza presso i dormitori. La rete non è solo un buon esempio, ma una buona pratica (una buona politica).

Al Piano Freddo, ad oggi 18 gennaio 2021, hanno fatto ingresso 233 persone. Di queste 8 sono anziani, 20 giovani adulti (18-25 anni) e 203 sono adulti. 63 persone sono cittadini italiani.

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Patrick Zaki, oggi è cittadino onorario di Bologna

Oggi, 11 gennaio 2021, il Comune di Bologna ha conferito la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

Patrick Zaki, oggi è cittadino onorario di Bologna

Una scelta per dare un forte segnale di solidarietà e vicinanza a Patrick e alla sua famiglia, per tenere alta l'attenzione pubblica su una vicenda insopportabile che deve trovare una soluzione positiva per rispetto del giovane ricercatore dell'Università di Bologna, del nostro Paese e di chiunque si batta per la difesa dei diritti umani.

Un riconoscimento a chi nel mondo si batte per i diritti umani e nei confronti di tutti coloro che, in molte Nazioni con governi dittatoriali e antidemocratici, vengono ingiustamente detenuti e condannati in quanto anche solo semplicemente sospettati di far parte di associazioni e movimenti che si battono per i diritti civili e politici.

La riapertura delle scuole deve essere la priorità

Dovrebbe essere la priorità, invece la scuola ormai da mesi viene lasciata al margine, come se l'istruzione fosse diventata un decoro e non un pilastro della nostra società. La Regione Emilia-Romagna ha annunciato che la riapertura delle scuole superiori è prevista per il prossimo 25 gennaio, ma i continui rinvii, le insicurezze e la precarietà, hanno portato studenti e genitori a manifestare per tornare alla scuola in presenza prima possibile.

Il collasso del sistema scolastico non dipende solo della pandemia Covid-19, ma è conseguenza di anni di tagli e indifferenza.

Una ricerca svolta tra aprile e giugno scorsi dalla Società italiana di ricerca didattica, mostra come la percentuale di studenti “non raggiunti” sia tra il 6 e l’8% e dei “parzialmente raggiunti” tra il 16 e il 18%. È grave la situazione che stiamo vivendo: aumentano deficit formativo e disuguaglianze educative. Questo è il vero debito che lasciamo alle generazioni future.

La riapertura delle scuole deve essere la priorità

Inoltre, nessuno sembra preoccuparsi del disagio di giovani e minori, che prima poteva manifestarsi nelle scuole e che oggi sembra scomparso, sfuggito a ogni tipo di controllo. Semplicemente, non se ne parla più. Non si parla più dei giovani.

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In ricordo di Gianni Dal Monte

Gianni dal MonteNel giorno di Natale ci ha lasciati Gianni Dal Monte, persona buona, leale e sempre vicina agli ultimi.

Gianni era stato operaio alle Officine Grandi Riparazioni negli anni '70 e due anni fa aveva scoperto la malattia che ne ha causato la morte, la diagnosi di Mesotelioma pleurico contratto per avere respirato le fibre di amianto nel suo lavoro. Gianni, fino agli ultimi giorni della sua vita, è stato impegnato nel sociale, nella costruzione della comunità nella zona Lame del Quartiere Navile.

Ho conosciuto Gianni Dal Monte nel 1995, grazie al Coordinamento Volontariato Lame, un’Organizzazione di Volontariato costituita da 17 associazioni, di cui è stato Presidente e guida fino a poche settimana fa. La zona Lame è un territorio di periferia molto vasto, che comprende numerosi insediamenti di edilizia popolare, abitato da persone e nuclei familiari provenienti in maggioranza da altri paesi, italiani e stranieri, ed è caratterizzato da una presenza di minori e giovani tra le più consistenti della città e con un alto rischio di devianza.

In venticinque anni di attività sul territorio, l'impegno di Gianni Dal Monte e del Coordinamento Volontariato Lame è stato di creare comunità, per valorizzare le risorse costituite dalle persone e favorire l’inclusione, lo sviluppo sociale e la promozione del benessere, contrastando il fenomeno del disagio giovanile, attraverso azioni di animazione e promozione dello sviluppo sociale del territorio.

Ricordo i primi progetti a favore dei minori del territorio. Nel 1995, il gruppo socio-educativo “Giovani Insieme” e l'animazione estiva. Dal 1999, il progetto di rete “Un villaggio per educare”. Nel 2005, il “Patto di Solidarietà per le Lame” e il progetto “Un Villaggio Solidale” per migliorare la qualità della vita degli abitanti della zona Lame. Nel 2009, la firma della “Convenzione della Rete Lame” con il Quartiere Navile, nella quale si riconosce che “le organizzazioni del territorio costituiscono un patrimonio per la comunità”.

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Scuola, verso la riapertura il 7 gennaio

Scuola, verso la riapertura il 7 gennaioLa scuola italiana è stata la prima a chiudere e l'ultima a riaprire per l'emergenza Covid-19, sia durante la prima che la seconda violenta ondata della pandemia.

Nel resto d’Europa, i paesi europei hanno continuato a garantire la didattica in presenza, nonostante il Coronavirus.

Le nostre scuole sono sicure. Lo ha dichiarato il Commissario straordinario Domenico Arcuri, e lo hanno ricordato sia il Coordinatore del Comitato tecnico scientifico nazionale che il direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Bologna Paolo Pandolfi, quando hanno ribadito che la scuola non risulta faccia crescere i contagi, ma è uno dei luoghi più protetti.

Gli studenti delle scuole secondarie di II grado rientreranno quindi in presenza a partire dal 7 gennaio 2021 e, come amministratori, dobbiamo dare priorità all'educazione, costruendo soluzioni non solo per riaprire le nostre scuole ma anche per garantire la continuità della didattica in presenza: una nuova organizzazione, differenziando orari eorganizzando turni mattina e pomeriggio, il potenziamentodel trasporto pubblico, e la valorizzazione della comunità educativa.

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