Quattordici anni senza Federico Aldrovandi

federico aldrovandiLa vita di Federico Aldrovandi si è fermata alle 6.04 del 25 settembre 2005, 14 anni fa. Aveva 18 anni e due mesi. Aveva un fratello, una mamma e un papà.

Quattordici anni fa, tornando a casa da un concerto come tanti suoi coetanei fanno spesso, trovò la morte nella sua città, Ferrara, per mano delle percosse che quattro agenti di polizia gli infersero. Dopo numerose omissioni, nel 2012 i quattro poliziotti che avevano fermato Federico sono stati condannati definitivamente a 3 anni e 6 mesi di reclusione per eccesso colposo in omicidio colposo. La giustizia ha fatto il suo corso, ma per il papà Lino: “Quegli agenti indossano assurdamente ancora una divisa, e sono ancora in servizio. Per me invece fino alla fine dei miei giorni sarà un ergastolo senza appello, con la sola speranza che ciò che è accaduto a Federico non accada mai più a nessun figlio".

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Terra Verde: a Bologna inaugura il parco artistico lungo la ciclabile

Terra Verde: a Bologna inaugura il parco artistico lungo la ciclabileSabato è stata inaugurata la nuova pista ciclabile trasformata in “Parco Artistico”, lungo la ciclabile tra le vie Donato Creti e le Officine Minganti, grazie a 12 ragazzi dell'Associazione Terra Verde (www.associazioneterraverde.it). La “scuola-cantiere” di Terra Verde consente ai giovani in situazione di difficoltà di acquisire competenze in ambito edile e di manutenzione del verde, attraverso la costruzione di arredi urbani, per fare più bella la nostra città, Bologna.

Dal 2007, dopo gli interventi realizzati nel Parco di Villa Angeletti, nel Giardino Marinai d'Italia, al Parco della Frutta, è stata costruita anche un'arena al Parco Pasolini del Pilastro, includendo giovani in difficoltà. Si tratta di progetti di riqualificazione del territorio, grazie ad interventi di rilievo artistico-architettonico in grado di valorizzare sul piano estetico, funzionale, ludico le piazze ed i giardini della nostra città, anche attraverso proposte di progettazione partecipata per un ampio coinvolgimento della cittadinanza.

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Ius culturae: una legge di civiltà

Ius culturae: una legge di civiltàÈ una legge, quella sul diritto alla cittadinanza per i figli nati da cittadini stranieri, che avvicinerebbe l’Italia ad altri paesi europei come Germania, Francia e Regno Unito.

Il dibattito sullo Ius culturae, ripreso con il nuovo Governo, è una priorità politica per il nostro Paese. A pagare il prezzo più alto, come sempre, rischiano di essere i più piccoli e i più deboli. È una legge di civiltà che riconosce diritti ma anche doveri e responsabilità a giovani che si sentono italiani e a cui noi, con ostacoli e cavilli, ogni giorno ricordiamo di non essere graditi.

A Bologna, sono oltre 8.000 i bambini nati sotto le Due Torri da genitori stranieri che potrebbero diventare “nuovi cittadini bolognesi” se la legge diventasse realtà. Sono compagni di banco dei nostri figli, ragazzi e ragazze che si sentono “italiani” e che frequentano le scuole della nostra città, ma che sui documenti continuano ad essere cittadini stranieri. Questi ragazzi vivono nello stesso contesto scolastico dei nostri giovani, parlano l’italiano, studiano la storia d’Italia, sono figli di cittadini stranieri regolari che lavorano e pagano le tasse in Italia.

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Silvia Romano, da dieci mesi prigioniera, compie 24 anni

Silvia Romano - fonte: www.tpi.it

Ha compiuto 24 anni la cooperante italiana sequestrata in Kenya il 20 novembre 2018. Credo sia importante che anche il Consiglio comunale di Bologna lanci un messaggio di vicinanza e di solidarietà alla famiglia di Silvia Romano. In Kenya, la giovane era volontaria per una Ong, per portare un aiuto concreto in Africa e inseguire le sue aspirazioni umane e professionali.

Non dobbiamo permettere che il rapimento di Silvia finisca per essere dimenticato.

La speranza è che Silvia possa tornare presto libera.

Accoglienza e integrazione migranti: Bologna deve riaprire l'Hub di via Mattei

Hub regionale di via MatteiL’11 giugno 2019, la scelta del Prefetto di Bologna di chiudere l’esperienza dell’Hub regionale di via Mattei, con la scusa di dover effettuare lavori di ristrutturazione straordinaria, ha creato sofferenze e violazioni dei diritti: una violenza verso le persone migranti e verso i lavoratori. Solo grazie alla rete tra centri sociali, operatori dell’accoglienza, sindacati, associazioni di volontariato e cittadinanza di Bologna, è stato impedito l’inumano trasferimento di 188 persone in una struttura inadeguata all’accoglienza e all’integrazione sociale. L’obiettivo era di smantellare il sistema di accoglienza diffusa che a Bologna crea integrazione e garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione, grazie al sistema Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, e che permette di superare la logica emergenziale e di coinvolgere tutti gli enti locali del nostro territorio e la comunità.

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Un porto sicuro per i profughi della Mare Jonio

mare jonio ansaLa nave Mare Jonio è per la quinta notte in mare con 34 migranti al largo di Lampedusa. Negli scorsi giorni sono stati portati al sicuro 64 naufraghi, tra cui donne e 22 bambini, dopo che l'Ong Mediterranea Saving Humans aveva lanciato l'allarme sanitario. Ma le condizioni igienico sanitarie dei sopravvissuti, ventotto uomini e sei donne rimasti a bordo, sono drammatiche. Come anche molto grave è la situazione psicofisica di persone che fuggono da guerre e povertà.

Si tratta di una situazione umanitaria gravissima, una vera e propria tortura, e credo importante che anche il Consiglio comunale di Bologna possa fare appello alle autorità affinché permettano alla Mare Jonio di attraccare in un porto sicuro, per garantire i diritti umani. L’obbligo di salvataggio delle vite in mare costituisce un dovere degli Stati e la nostra Costituzione dice chiaramente che il diritto internazionale prevale sulla follia del Decreto Sicurezza bis che tiene in ostaggio persone in mezzo al mare e che deve essere cancellato dal nuovo Governo.

Adesso fateli sbarcare.

Questi uomini e donne devono scendere a terra, non possono più aspettare.