Hera cancella le “clausole sociali” per il servizio di raccolta di abiti usati

Hera è ancora una azienda pubblica che risponde al bene comune dei cittadini o risponde solo a logiche private centrate sul profitto?

HERAA giugno 2018, il Consiglio comunale ha approvato un Ordine del giorno per chiedere al Gruppo Hera Spa di valorizzare gli aspetti sociali, ambientali e di qualità nel servizio di raccolta di “abiti usati” della città di Bologna, e per sostenere chi è più debole e senza lavoro. Nonostante la decisione del Consiglio comunale e quella del Consiglio Locale di Bologna dell’Agenzia Atersir di novembre 2018, il Gruppo Hera ha eliminato le “clasuole sociali” dal bando per il servizio di raccolta differenziata di abiti usati e pubbblicato una gara centrata solo sull’offerta economica.

Parliamo di un’esperienza che negli ultimi 5 anni ha dato risultati sociali (impegnava tutti i giorni da ormai 5 anni 23 persone, di cui circa il 70% svantaggiati), ambientali (dal 2012 la raccolta di abiti era aumentata del 50%), economico (il servizio, senza nessun costo per Hera e cittadini, otteneva un compenso aggiuntivo annuo di circa 70mila euro, che venivano investiti in progetti di inclusione). Tra l’altro, la cooperazione sociale di Bologna in questi 5 anni ha investito più di 1ML di euro in cassonetti, automezzi e impianti per dare a Bologna un impianto innovativo (primo in Italia) per trasparenza e tracciabilità.

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L'Italia che resiste: 2 marzo 2019, anche a Bologna la resistenza continua

Italia che ResisteL'Italia che resiste: il 2 marzo anche Bologna scende in piazza contro le politiche sull'immigrazione di Salvini.

Anche l’Arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi è stato vittima del clima di intolleranza, divisione e odio che porta solo conflitti e insicurezza per tutti. In Italia, come in altri grandi paesi europei, c’è profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi motivati da ragioni etniche, religiose e razziali, un clima ostile e pericoloso che non può essere sottovalutato.
Ma moltissimi italiani credono ancora nel rispetto dei diritti umani e nel principio di solidarietà. Da Mons Zuppi viene un insegnamento di dialogo, di incontro e di coesione sociale che è in profonda sintonia con la storia e la cultura solidale e accogliente di Bologna.

Il 2 febbraio scorso, in 280 piazze in Italia, hanno manifestato più di 80.000 cittadini e oltre 400 associazioni.

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Una "rete civica" per l'integrazione

CIE Bologna fonte: www.radiocittafujiko.itDa CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) con condizioni di vita (e di lavoro) inaccettabili, a Hub regionale dove fare vera accoglienza per profughi e richiedenti asilo. Quella per la chiusura del Cie di Bologna è stata una delle battaglie più intense durante il mandato precedente.
Oggi il Prefetto propone di trasformare l’Hub di via Mattei in un CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) in grado di ospitare 200 persone, una struttura che rischia di non permettere nessuna integrazione e autonomia possibile.

Bologna in questi anni ha costruito un progetto di accoglienza diffusa che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e non solo, anche l’Europa ha riconosciuto l’impegno della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna a costruire un modello di accoglienza diffuso in grado di essere dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Gli ospiti dell’Hub di via Mattei in breve tempo sono accompagnati in strutture di seconda accoglienza presenti su tutto il territorio regionale e il bando Sprar della Città metropolitana di Bologna permette di superare la logica emergenziale: tutti gli enti locali partecipano al sistema di accoglienza.

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Un "albo” comunale per le persone richiedenti asilo

registro per i richiedenti asiloAnche Bologna, come Milano, può e deve istituire un "registro" per i richiedenti asilo, uno strumento che permetterà al Comune di Bologna di tutelare quei migranti che, per effetto del decreto Salvini, non potranno più iscriversi all'anagrafe cittadina.

Si tratta di una proposta concreta che non comporta violazione delle norme del decreto sicurezza, ma punta a correggerne le storture e che ha l'obiettivo di mantenere una relazione con le persone che risiedono nel nostro territorio, estendendo i servizi comunali ai migranti iscritti nell'albo.

Lunedì 14 gennaio ero già intervenuto ad inizio seduta per anticipare la proposta.

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Senza tetto e senza reddito di cittadinanza

"… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"

(articolo 3, Costituzione della Repubblica Italiana)

Via SenzanomeQuesto articolo rappresenta uno dei cardini della nostra Costituzione, il principio di uguaglianza (e di non discriminazione).

In Italia ci sono più di 5 milioni di persone in povertà assoluta, soprattutto al Sud ma anche nelle aree metropolitane del Nord. La povertà non è solo mancanza di reddito o lavoro, ma anche isolamento e fragilità.

Ma con gli effetti paradossali del Reddito anti-povertà del Governo, le persone senza dimora resteranno senza reddito di cittadinanza: parliamo di decine di migliaia di persone che non dispongono della residenza fittizia. Parliamo degli "ultimi”, persone con problematiche legate alle dipendenze ma anche donne e uomini in situazione di povertà relazionale ed economica, come conseguenza anche della crisi economica.

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Dal Cie all’Hub un modello di accoglienza, Bologna non deve tornare indietro

Italia che resiste
Da Centro di Identificazione ed Espulsione con condizioni di vita (e di lavoro) inaccettabili, a Hub regionale dove fare vera accoglienza diffusa per profughi e richiedenti asilo. Quella per la chiusura del Cie di Bologna è stata una delle battaglie più intense durante il mandato precedente. Una battaglia iniziata dopo le denunce di Medici per i diritti umani e della Garante delle persone detenute in Emilia-Romagna.

Il Cie era un luogo di degrado, di violazione dei diritti umani. Tutta la città ha chiesto con forza la chiusura del Cie e a marzo 2013, primo in Italia, il Cie di Bologna è stato chiuso. A luglio 2014, il centro di via Mattei è diventato un luogo di accoglienza per chi è costretto a scappare da fame e guerra: un Hub dove prestare assistenza sociale e sanitaria, dove insegnare l’italiano. Con la chiusura del Cie, Bologna ha costruito un progetto di accoglienza diverso che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e non solo, anche l’Europa ha riconosciuto l’impegno della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna a costruire un modello di accoglienza diffuso in grado di essere dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Gli ospiti dell’Hub di via Mattei in breve tempo sono accompagnati in strutture di seconda accoglienza presenti su tutto il territorio regionale e il bando Sprar della Città metropolitana di Bologna permette di superare la logica emergenziale: tutti gli enti locali partecipano al sistema di accoglienza.

https://www.bolognacares.it/

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