Una "rete civica" per l'integrazione

CIE Bologna fonte: www.radiocittafujiko.itDa CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) con condizioni di vita (e di lavoro) inaccettabili, a Hub regionale dove fare vera accoglienza per profughi e richiedenti asilo. Quella per la chiusura del Cie di Bologna è stata una delle battaglie più intense durante il mandato precedente.
Oggi il Prefetto propone di trasformare l’Hub di via Mattei in un CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) in grado di ospitare 200 persone, una struttura che rischia di non permettere nessuna integrazione e autonomia possibile.

Bologna in questi anni ha costruito un progetto di accoglienza diffusa che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e non solo, anche l’Europa ha riconosciuto l’impegno della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna a costruire un modello di accoglienza diffuso in grado di essere dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Gli ospiti dell’Hub di via Mattei in breve tempo sono accompagnati in strutture di seconda accoglienza presenti su tutto il territorio regionale e il bando Sprar della Città metropolitana di Bologna permette di superare la logica emergenziale: tutti gli enti locali partecipano al sistema di accoglienza.

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Un "albo” comunale per le persone richiedenti asilo

registro per i richiedenti asiloAnche Bologna, come Milano, può e deve istituire un "registro" per i richiedenti asilo, uno strumento che permetterà al Comune di Bologna di tutelare quei migranti che, per effetto del decreto Salvini, non potranno più iscriversi all'anagrafe cittadina.

Si tratta di una proposta concreta che non comporta violazione delle norme del decreto sicurezza, ma punta a correggerne le storture e che ha l'obiettivo di mantenere una relazione con le persone che risiedono nel nostro territorio, estendendo i servizi comunali ai migranti iscritti nell'albo.

Lunedì 14 gennaio ero già intervenuto ad inizio seduta per anticipare la proposta.

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Senza tetto e senza reddito di cittadinanza

"… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"

(articolo 3, Costituzione della Repubblica Italiana)

Via SenzanomeQuesto articolo rappresenta uno dei cardini della nostra Costituzione, il principio di uguaglianza (e di non discriminazione).

In Italia ci sono più di 5 milioni di persone in povertà assoluta, soprattutto al Sud ma anche nelle aree metropolitane del Nord. La povertà non è solo mancanza di reddito o lavoro, ma anche isolamento e fragilità.

Ma con gli effetti paradossali del Reddito anti-povertà del Governo, le persone senza dimora resteranno senza reddito di cittadinanza: parliamo di decine di migliaia di persone che non dispongono della residenza fittizia. Parliamo degli "ultimi”, persone con problematiche legate alle dipendenze ma anche donne e uomini in situazione di povertà relazionale ed economica, come conseguenza anche della crisi economica.

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Dal Cie all’Hub un modello di accoglienza, Bologna non deve tornare indietro

Italia che resiste
Da Centro di Identificazione ed Espulsione con condizioni di vita (e di lavoro) inaccettabili, a Hub regionale dove fare vera accoglienza diffusa per profughi e richiedenti asilo. Quella per la chiusura del Cie di Bologna è stata una delle battaglie più intense durante il mandato precedente. Una battaglia iniziata dopo le denunce di Medici per i diritti umani e della Garante delle persone detenute in Emilia-Romagna.

Il Cie era un luogo di degrado, di violazione dei diritti umani. Tutta la città ha chiesto con forza la chiusura del Cie e a marzo 2013, primo in Italia, il Cie di Bologna è stato chiuso. A luglio 2014, il centro di via Mattei è diventato un luogo di accoglienza per chi è costretto a scappare da fame e guerra: un Hub dove prestare assistenza sociale e sanitaria, dove insegnare l’italiano. Con la chiusura del Cie, Bologna ha costruito un progetto di accoglienza diverso che garantisce diritti e umanità a chi ha bisogno di protezione. Un esempio per tutta Italia e non solo, anche l’Europa ha riconosciuto l’impegno della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna a costruire un modello di accoglienza diffuso in grado di essere dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Gli ospiti dell’Hub di via Mattei in breve tempo sono accompagnati in strutture di seconda accoglienza presenti su tutto il territorio regionale e il bando Sprar della Città metropolitana di Bologna permette di superare la logica emergenziale: tutti gli enti locali partecipano al sistema di accoglienza.

https://www.bolognacares.it/

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Tre anni senza Giulio Regeni

3 anni senza Giulio RegeniVenerdì 25 gennaio anche Bologna si è tinta di giallo per Giulio Regeni. A tre anni esatti dalla scomparsa del ricercatore italiano, alle 19.41, oltre 100 piazze in tutta Italia hanno risposto all'appello della famiglia e di Amnesty International per chiedere verità e giustizia per il giovane torturato e ucciso in Egitto.

Era il 25 gennaio 2016, l'ultimo giorno di un giovane ricercatore italiano, ucciso e torturato in Egitto. Giulio Regeni aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.

Nel mandato precedente il Consiglio comunale di Bologna ha approvato un Ordine del Giorno per sostenere la campagna di Amnesty International, per non permettere che l'omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato. Durante questo mandato il Comune di Bologna ha esposto uno striscione per Giulio Regeni a Palazzo D’Accursio.

È importante continuare a chiedere con forza ai governi egiziano e italiano, e all’Unione Europea, di far luce sull’uccisione di Giulio Regeni.

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