Approvare la legge Zan contro l'omofobia

Approvare la legge Zan contro l'omofobiaLa Chiesa Cattolica ha inviato una nota formale al Governo italiano per chiedere la modifica del ddl Zan, perché il disegno di legge violerebbe il “Concordato” che regola il rapporto fra Santa Sede e Repubblica italiana.

Il ddl Zan viene accusato di ledere alcune libertà del Vaticano, come la mancata esenzione delle scuole private dall’organizzare un giorno all'anno attività in occasione della giornata contro l'omotransfobia. Ma c'è anche il timore che posizioni omofobe di alcuni membri della Chiesa possano essere perseguite come reato.

Si tratta di un atto senza precedenti, mai la Chiesa era intervenuta nell’iter di approvazione di una legge italiana. In passato, anche aborto e divorzio secondo la Chiesa erano leggi che violavano il “Concordato”.

L'Italia è l'unico tra i paesi fondatori dell'UE senza una legge contro i crimini d'odio, una legge che deve combattere discriminazioni e bullismo.

Il ddl Zan punta a contrastare reati di razzismo, estendendo le pene anche a chi istiga alla violenza omofobica, ma vuole anche a diffondere una cultura della tolleranza, in particolare viene istituita una data italiana, il giorno 17 maggio, quale "Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia".

È una legge che estende nuovi diritti e promuovere progetti anche nelle scuole contro le discriminazioni, per attuare il principio di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dal colore della pelle o dall'orientamento sessuale.

L'Italia è uno Stato laico che non discrimina, ora bisogna dimostrarlo. Dopo l'approvazione alla Camera, il ddl Zan si è arenato in commissione al Senato: diamo la possibilità ai senatori di votare la legge in Parlamento.

Violenza e devastazioni contro la cooperativa agricola ARVAIA

Arvaia è una cooperativa di cittadini e contadini nata nel febbraio del 2013 ed è la prima esperienza in Italia sul modello dei CSA, associazioni di cittadini presenti in Europa e nel mondo che si fanno attori nella produzione sostenibile di cibo. Un'esperienza di riappropriazione della terra, coltivando prodotti secondo i principi dell'agricoltura biologica e biodinamica all'interno del Parco Città Campagna di Bologna. L’esperienza si basa su una gestione partecipata della produzione agricola.

Il terreno coltivabile è di proprietà del Comune di Bologna e Arvaia ha in affidamento quaranta ettari di terra per coltivare verdure e ortaggi per i soci della cooperativa. Il progetto oltre ad una forte valenza ambientale (agricoltura biologica, biodinamica e a km 0), ha anche finalità sociali.

Violenza e devastazioni contro la cooperativa agricola ARVAIA

In questi 10 anni, da Consigliere comunale, mi sono battuto per sostenere il valore del progetto di ARVAIA, un esperienza di sviluppo economico locale che parte dal basso, partecipato, sostenibile, e che ha a riferimento non solo criteri economici, ma anche e soprattutto etici e valoriali (culturali, ambientali, sociali, etc.).

Durante questo mandato, grazie alla II Commissione, i Consiglieri comunali hanno avuto l'opportunità di visitare la cooperativa e conoscere l'esperienza e la storia di Arvaia e del Parco Città Campagna, e abbiamo imparato che attraverso la partecipazione dei cittadini è possibile fare sviluppo (sono quasi 10mila le ore di volontariato ogni anno).

Nella notte tra sabato e domenica, Animal Liberation Front (ALF) ha devastato le coltivazioni, le coperture delle serre e il sistema di irrigazione della cooperativa ARVAIA. Un'azione violenta, accompagnata da scritte intimidatorie gravissime: “Sporchi assassini … ARVAIA sporca di sangue … Attendiamo vostre notizie o torniamo”.

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Domanda di attualità “Il bilancio in attivo del Comune di Bologna”

Domanda di attualità "Il bilancio in attivo del Comune di Bologna"

Question Time, chiarimenti sul bilancio in attivo del Comune di Bologna

L'Assessore Davide Conte ha risposto alla domanda d'attualità del consigliere Francesco Errani (Partito Democratico) sul bilancio in attivo del Comune di Bologna.

La domanda del consigliere Errani:

"Il bilancio in attivo del Comune di BolognaGentile Assessore,
abbiamo letto la sua intervista sull’insolito bilancio in attivo del Comune di Bologna, grazie "all'aiuto di algoritmi e intelligenza artificiale", e le sue proposte sulla qualità della spesa e la possibilità di coordinare il bilancio comunale con quello di altri enti, quali ad esempio l’Università di Bologna.
A seguito dell'emergenza sanitaria e economica provocata dalla violenta pandemia Covid-19, credo che occorra riflettere sulla ripresa dell'Europa, partendo dai suoi territori e dalle città.
Secondo le previsioni macroeconomiche e fiscali di primavera (maggio), presentate dalla Commissione europea, l'economia UE nel 2021 subisce una contrazione del 7,8% (per l’Italia l’8,8%, peggiore rispetto al 2008). Il gap di investimenti privati non realizzati nel periodo 2020/21, viene stimato in €850 miliardi. Almeno fino al 2022, le economie europee non torneranno ai livelli pre crisi e naturalmente sappiamo della forte correlazione tra pandemia e vaccinazione rispetto alla ripresa, con ricadute anche sul mercato del lavoro.

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L'Europa deve diventare un porto sicuro per migranti e rifugiati

Il Mediterraneo è un grande cimitero, basta indifferenza”, sono le parole di Papa Francesco all'Angelus, mentre ad Augusta si svolgeva la cerimonia di accoglienza del relitto del barcone naufragato il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia, che costò la vita a più di mille migranti, simbolo di tante tragedie nel Mar Mediterraneo.

Oggi, per i 410 migranti a bordo della nave di Medici senza frontiere, soccorsi in sette interventi negli ultimi giorni, la Ong chiede un porto sicuro. Tra loro donne, bambini e minori non accompagnati.

Europa porto sicuro per migranti e rifugiati

Sappiamo che in tutta l’UE vi sono città e Regioni disposte a fare di più per un effettivo ricollocamento dei richiedenti asilo, e i governi nazionali dovrebbero ascoltare le loro richieste e dimostrare che la solidarietà europea non è qualcosa di astratto. Non si tratta solo di adempiere ad un obbligo morale, ma anche di rispettare i diritti fondamentali dell'uomo.

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Più armi nelle case significa meno sicurezza

Più armi nelle case significa meno sicurezzaAd Ardea, in provincia di Roma, un uomo con problemi psichici, in possesso della pistola del padre, ha ucciso due fratellini e una persona anziana, poi si è tolto la vita.

In Italia, l’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) denuncia come sia più facile essere uccisi da un legale detentore di armi che da mafia o rapinatori: dal 2017 al 2019 sono stati almeno 129 gli omicidi commessi con armi regolarmente detenute, a fronte di 91 omicidi di tipo mafioso e di 37 omicidi per furto o rapina.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, l'Italia, dopo gli Stati Uniti, ha il triste primato di essere il primo paese del G8 per numero di omicidi commessi con arma da fuoco. La gran parte di questi omicidi avvengono in famiglia, stragi commesse da legali detentori di armi. Sono dati che dovrebbero portare all'attenzione pubblica e della politica il problema delle leggi e che regolano la detenzione di armi.

Oggi tutto si basa su una semplice autocertificazione, controfirmata dal medico curante, una breve visita presso l'Asl, simile a quella per ottenere la patente di guida, e un controllo da parte della Questura circa la “affidabilità” di chi richiede la licenza per armi. Non è prevista alcuna visita o esami tossicologici o psichici.

Inoltre, con le modifiche apportate nel 2018 dalla Lega, con il consenso del M5s, chiunque – anche chi non pratica alcuna disciplina sportiva o la caccia – può detenere tre pistole con caricatori fino a 20 colpi, 12 fucili semiautomatici e un numero illimitato di fucili da caccia. Sono norme per favorire i produttori e i rivenditori di armi.

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