Salviamo il Myanmar

In queste ore, ascoltiamo notizie drammatiche dal Myanmar.

Dopo il colpo di stato del 1 febbraio, avvenuto poche ore prima dell'insediamento del nuovo Parlamento nato dalle elezioni politiche dell’8 novembre scorso, i militari stanno stritolando il popolo birmano e lo stato di diritto. Molti arresti, incarcerazioni di massa, ordine alle forze armate di sparare sui manifestanti, oscuramento di internet, interruzioni della telefonia.

Ieri, almeno 18 persone sono rimaste uccise nella repressione delle manifestazioni in Birmania, nella giornata più sanguinosa dall'inizio delle proteste contro il golpe (sono semplici passanti, ambulanti, una donna incinta). Secondo l'Associazione di assistenza ai prigionieri politici, sono più di 770 le persone arrestate e condannate dall'inizio del colpo di stato il primo febbraio.

Salviamo il Myanmar

Intanto, la leader della Birmania deposta dal colpo di Stato dei militari, Aung San Suu Kyi, è comparsa oggi in collegamento video davanti al giudice che dovrà processarla per "importazione illegale di walkie-talkie" e "violazione delle norme sul distanziamento durante una manifestazione”.

La comunità internazionale deve fermare la violenza dei militari in Birmania. Le Nazioni Unite hanno condannato la violenta repressione e hanno esortato la giunta militare a smettere di usare la forza sui manifestanti pacifici.

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La scuola ai tempi del Coronavirus: come costruire una scuola e una società migliori

La scuola italiana è stata la prima a chiudere per l'emergenza Covid-19.

La scuola ai tempi del Coronavirus

Un anno fa, il 22 febbraio 2020, è stato l'ultimo giorno di scuola. È stato un anno durissimo, la pandemia Covid-19 ha travolto non solo la scuola ma anche le nostre esistenze, provocando sofferenza e dolore.

Oggi, per la scuola, continua il senso di disorientamento e di frustrazione, e la speranza per una vera ripartenza è assegnata ai vaccini, e alla campagna vaccinale del personale scolastico. Decine di migliaia di famiglie, oggi, si ritrovano, di nuovo, a dover scegliere tra lavoro e cura, a fronte di una zona arancione “scura” che chiude gradi scolastici che avrebbero dovuto rimanere in presenza, mettendo così in discussione il diritto all’istruzione.

Durante questi dodici mesi, la didattica a distanza, grazie all'impegno straordinario dei docenti, ha consentito di tenere in vita, nell’emergenza, l’impegno formativo, ma sono aumentate diseguaglianze educative e sociali.

La scuola non ha solo un valore educativo ma anche sociale, inteso come opportunità di esperienza e crescita nella relazione. La scuola forma buoni cittadini attivi, pensanti e capaci di scegliere anche criticamente, attenti a difendere i propri meriti ma anche a perseguire obiettivi comuni, a collaborare con gli altri anche se più deboli, lenti o meno capaci. La scuola è un investimento per il futuro, un investimento per lo sviluppo sociale e civico.

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Diritti congelati: il dramma dei migranti in Bosnia

A pochi km dai nostri confini, continua l’emergenza umanitaria in Bosnia-Erzegovina, in particolare a Lipa. In Bosnia, non esiste una politica di gestione dei flussi migratori e un sistema di accoglienza che tuteli i diritti e la vita dei migranti.

La situazione migratoria lungo la rotta balcanica è drammatica, uomini, donne e bambini, intrappolati dalla neve, dal gelo, dalle frontiere chiuse, dalle violenze della polizia di frontiera, dai respingimenti, dal silenzio e dall’ambiguità politica dell’Unione Europea che ha congelato i diritti di queste persone, dalla nostra complice indifferenza.

Diritti congelati: il dramma dei migranti in Bosnia

È importante attivare subito l'assistenza umanitaria nel campo profughi di Lipa: le condizioni sono disumane e inaccettabili. È urgente un intervento della comunità internazionale per garantire un'accoglienza dignitosa e sicura.

Come cittadini, possiamo sostenere le associazioni come Ipsia e Caritas che operano in Bosnia, in collaborazione con la Croce Rossa. A Bologna, possiamo portare beni di prima necessità presso l’Associazioni di solidarietà con Cuba “La Villetta” che ha avviato una raccolta solidale di aiuti umanitari per le persone bloccate in Bosnia.

Infine, credo importante ricordare nuovamente l’iniziativa dell'Agenzia Dire che ha lanciato una campagna rivolta alle città per chiedere di tappezzare le strade con le “immagini di quell’altrove così vicino e insopportabile”, per mostrare il dramma dei Balcani.

Emilia-Romagna, al via il piano vaccinale nelle scuole

La scuola italiana è stata la prima a chiudere per l'emergenza Covid-19. Esattamente un anno fa, il 22 febbraio 2020. Era l'ultimo giorno di scuola, ma non lo sapevamo.

È stato un anno durissimo, dovuto a questo evento straordinario che ha travolto le nostre esistenze, che ha provocato tanti lutti, sofferenza e dolore.

Oggi è passato un anno e a scuola ci siamo tornati, ma un giorno sì e uno no, e continua il senso di disorientamento e di frustrazione ma, grazie ai vaccini, forse potrà essere l'anno della ripartenza.

Durante questi dodici mesi, la didattica a distanza ha consentito di tenere in vita, nell’emergenza, l’impegno formativo, ma sono anche aumentate diseguaglianze educative e sociali, come conseguenza della difficoltà di proseguire l'impegno di una didattica inclusiva e interculturale. Le esperienze e le energie messe in campo non devono certamente andare perse, ma sappiamo che, nonostante l'impegno straordinario dei docenti, la didattica a distanza non permette comunque di salvaguardare le relazioni tra studenti e insegnanti, valorizzando l'insegnamento e l'apprendimento.

Emilia-Romagna, al via il piano vaccinale nelle scuole

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La disabilità non è un problema di categoria

La disabilità non è un problema di categoriaGentile Presidente,
in questi giorni si è aperto un giusto dibattito sull’equilibrio di genere nella composizione del nuovo Governo presieduto da Mario Draghi, su 23 ministri solo 8 sono donne. È un tema che richiede una riflessione critica, perché non vengono considerate le competenza delle donne nel Paese e la giusta rappresentanza nelle sue istituzioni.

Così come sull’equilibrio di genere, desidero segnalare anche un'altra preoccupazione su un tema che credo meriti attenzione e che rischia purtroppo di far fare al nostro Paese passi indietro.

L'istituzione di un Ministero della disabilità, voluto e assegnato alla Lega, rischia di perdere il riferimento dell'inclusione e di tornare alla violenza della separazione delle scuole e degli istituti speciali. Credo che un Ministero della “categoria” della disabilità sia inutile e dannoso.

Occorre invece lavorare per costruire contesti inclusivi, in grado di valorizzare le risorse costituite da tutte le persone, comprese gli uomini e le donne in situazione di disabilità.

La disabilità non può essere considerata solo in riferimento alle politiche assistenziali, ma ad un contesto di tutela dei diritti che investe la politica e l'amministrazione a tutti i livelli. Si tratta di riconoscere il diritto alla costruzione di progetti di vita autonoma, dalla mobilità al sostegno economico, dall’inclusione scolastica all'inserimento lavorativo.

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