Coronavirus: scuola online e famiglie in difficoltà

Gentile Assessore, come conseguenza della pandemia Covid-19, le lezioni scolastiche sono svolte in modalità on-line a causa della chiusura delle scuole prevista dal Dpcm che proroga il regime delle misure di contenimento fino al 13 aprile. Non tutte le famiglie hanno però le risorse per permettere ai figli di seguire le lezioni scolastiche, perchè non sono in possesso di pc o tablet. Tablet e Pc sono strumenti indispensabili per seguire le lezioni a distanza, ma oltre 46mila insegnanti e famiglie, in Italia, sono in difficoltà.

Le carenze di strumenti informatici, ma anche il sostegno educativo, l’accompagnamento e l’alfabetizzazione informatica, potrebbero trovare risposta dalla rete e dalle risorse educative della nostra città. Il Comune di Bologna, in accordo con la Regione e il Ministero, potrebbe promuovere iniziative per permettere ai giovani studenti in difficoltà di seguire le attività scolastiche in modalità online, coinvolgendo il mondo del volontariato e le aziende del territorio.

La segnalazione dei bambini che hanno necessità di pc portatili e tablet potrebbe pervenire direttamente dalla scuole e dalle Associazioni che sono a conoscenza delle situazioni di bisogno. Per questo credo importante la disponibilità di tutti, comunità educativa, istituzioni ai diversi livelli, aziende del territorio e mondo del volontariato, a sostegno di chi è in difficoltà.

smart students

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Carcere e Covid-19: dobbiamo ridurre il sovraffollamento per evitare una tragedia nelle carceri

La situazione del sistema carcerario italiano, di fronte al sovraffollamento e al calo di risorse, è drammatico. All'interno della Casa Circondariale di Bologna, la capienza di 500 detenuti è abbondantemente superata dalle 822 presenze.

Alcuni giorni fa a Bologna è morto un detenuto, a causa del contagio da Covid-19. È l'ennesimo dramma al quale purtroppo siamo ormai abituati nelle carceri. Questa morte pesa come una piuma nella coscienza collettiva e non basta certo a convincere i benpensanti che uno stato democratico ha il dovere di garantire condizioni di vita dignitose anche in un luogo di restrizione. Il carcere non dovrebbe infatti punire, ma rieducare. Per cercare di capire, non riesco a non prendere prima di tutto in considerazione la domanda: lasciar morire non è forse un modo, anche se non voluto e sicuramente più nascosto, di dare la morte? La Costituzione della Repubblica Italiana afferma il principio che la pena ha fini di recupero e di reinserimento sociale.

Carcere e Covid-19

Il Comune di Bologna, in questi anni, ha riattivato lo Sportello del cittadino dentro il carcere, che offre un servizio di rilascio della documentazione anagrafica. Abbiamo ripristinato all’interno del carcere cittadino la figura dell’assistente sociale che garantisce il collegamento “tra dentro e fuori”, tra il detenuto e la città, supportando i detenuti negli ultimi 6 mesi di detenzione e nei primi mesi di libertà, per favorirne il reinserimento sociale ed evitare le recidive. Abbiamo riattivato il Comitato Locale per l'esecuzione penale per mettere in rete tutte le risorse e esperienze già attive e che possono attivarsi.

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Gli invisibili senza tampone: dobbiamo estendere i tamponi anche agli operatori sociali

invisibili senza tamponeIn questi giorni in cui chiediamo ai cittadini di Bologna di restare a casa per frenare l'epidemia COVID-19, c'è chi affronta notte e giorno l'emergenza Coronavirus. Stiamo affrontando un'emergenza sanitaria, problemi di tipo economico, ma non possiamo dimenticare i servizi sociali che, a Bologna, di fronte all’emergenza, si stanno riorganizzando.

Se usciremo dalla crisi, sarà in gran parte merito di medici, infermieri e del personale degli ospedali. Sarà anche merito di educatori, assistenti sociali e volontari che continuano a occuparsi delle persone più fragili.

Le categorie da sottoporre al test, oggi, in via prioritaria, sono giustamente gli operatori sanitari, come anche i residenti nelle Rsa e nelle strutture per lungodegenti. Ma, in questi giorni in cui chiediamo ai cittadini di Bologna di restare a casa per frenare l'epidemia COVID-19, c'è chi affronta notte e giorno l'emergenza Coronavirus sul piano sociale e non solo sanitario: penso a chi lavora per le persone più fragili, in raccordo con le parrocchie e con le associazioni di volontariato. Insieme al personale medico che lavora nelle strutture sanitarie della nostra città, sono tanti gli operatori del sociale e del mondo educativo che, invece di rimanere a casa al sicuro con i propri cari, si trovano a dover fronteggiare la pandemia Coronavirus.

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Carcere e Coronavirus. La situazione del carcere Dozza di Bologna

carcere della Dozza a BolognaDurante le tensioni scoppiate anche all’interno del carcere della Dozza a Bologna, in seguito alle restrizioni imposte dalle misure anticoronavirus che hanno limitato i colloqui con i familiari, alcuni detenuti hanno sottratto le medicine dall'infermeria e un detenuto della Casa Circondariale di Bologna è morto per un'overdose da psicofarmaci. Le rivolte nelle carceri sono episodi molto gravi e la violenza, oltre a essere sempre sbagliata, è anche controproducente.

Oltre ai danni economici, dobbiamo purtroppo “contare” anche i danni umani, creati da una gestione superficiale della situazione carceraria, che ha messo in difficoltà tutto il personale che opera già in condizioni difficili all’interno delle carceri. Penso naturalmente al personale della polizia penitenziaria e agli educatori. Nelle carceri italiane, oltre alle carenze strutturali degli edifici, è allarmante anche la carenza di personale della polizia penitenziaria e di educatori: nel carcere Dozza di Bologna sono solo 6 gli educatori per 891 detenuti.

Il decreto “Cura Italia” punta a facilitare la detenzione domiciliare per le persone che sono a fine pena, per rispondere così sia alla crisi legata al sovraffollamento che all’epidemia Coronavirus. In Italia ci sono più di 8.000 detenuti che devono scontare da 1 giorno a 12 mesi e altrettanti da 1 a 2 anni come pena residua. Parliamo di circa 16.000 perone.

Il quotidiano “La Repubblica” scrive di quattro contagi all’interno del carcere Dozza di Bologna. Bisogna prevenire l'epidemia, non cercare rimedio dopo. Bisogna ricorrere alle misure alternative e aumentare la detenzione domiciliare, tenendo presente che 16mila detenuti hanno una pena residua inferiore ai due anni.

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Domanda di attualità “Coronavirus e chiusura dei mercati contadini”

mercatoGentile Assessore, con il Decreto Sicurezza del 9 marzo u.s. l’Italia è considerata “zona rossa” e il Comune di Bologna ha deciso anche di sospendere tutti i mercati rionali e agricoli, per evitare il rischio di ulteriori contagi. Sono quindi sospesi tutti i mercati di vendita diretta di prodotti agricoli biologici e a Km 0 del territorio, compresi i mercati promossi dall’Associazione Campi Aperti. In questa difficile situazione, le chiedo cosa è possibile fare per garantire l’approvvigionamento alimentare della cittadinanza, nel rispetto delle ordinanze regionali e dei decreti ministeriali, per coordinare le misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus che prevedono il mantenimento dei servizi di fornitura dei generi di prima necessità, compresi i generi alimentari prodotti dalle aziende agricole della nostra città, Bologna.

Credo che, garantendo le necessarie cautele per contrastare la diffusione del contagio da Coronavirus, sia possibile valutare e ricercare possibili soluzioni per permettere canali di vendita “sicuri” di prodotti freschi e del territorio distribuiti dai mercati contadini. Ad esempio, potrebbe essere possibile individuare luoghi di consegna e ritiro, permettendo di dare continutà al servizio al cittadino, senza compromettere le misure di sicurezza previste contro il contagio coronavirus. Luoghi sicuri e controllati, quindi, per le consegne e il ritiro, fissando delle procedure per poterli gestire come "luoghi sicuri", dove i cittadini possano recarsi a fare la spesa, tenendo le distanze come accade oggi nei supermercati ed anche nei negozi più piccoli.

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