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Il “Crescentone” sarà accessibile alle persone disabili

Crescentone Bologna Piazza MaggioreIl progetto prevede la realizzazione di due rampe semicircolari di accesso al “Crescentone” per le persone in situazione di disabilità, poste a metà dei lati lunghi.

Si tratta di uno dei luoghi più frequentati e visibili della nostra città ed è importante che sia accessibile a tutti i cittadini, anche alle persone disabili.

Il centro della nostra città ha una organizzazione medievale e ciò comporta inevitabilmente la presenza di vincoli rispetto alla mobilità. Occorre fare i conti con barriere architettoniche, ma anche sensoriali, culturali e informative. Come per tutti gli altri problemi, anche per la mobilità in centro è importante una rilevazione informativa su quali siano le problematiche che rendono difficile gli spostamenti, non solo delle persone con disabilità, ma di tutte le persone che, per motivi molto comuni, come l’anzianità, una temporanea inabilità, hanno una mobilità autonoma limitata.

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La povertà è ingiustizia sociale

Gentile Presidente,
il Consiglio di Stato, a seguito di un ricorso promosso dall’associazione “Avvocati di strada”, ha giudicato illegittima l’ordinanza anti mendicanti del Comune di Carmagnola.

Illegale sarebbe certamente un raket che costringa le persone all'umiliazione dell'elemosina e, se se ne ha notizia, dovrà essere comunicata alla Magistratura. Il dovere di chi ha responsabilità politiche è quello di ricercare soluzioni alla riduzione delle povertà materiali e sociali, non certo perseguendo la solidarietà ma indirizzandola verso progetti che curino il riscatto di chi vive nella esclusione e nella marginalità.

 L’idea di multare chi fa elemosina, sperando così di non vedere più poveri nelle nostre città, è una risposta sbagliata, ingannevole. Non risolve il problema né di chi è costretto a chiedere aiuto, né di chi fa un gesto di solidarietà verso gli altri. Un gesto gratuito e senza secondi fini. Forse il gesto più naturale ed umano, dei gesti.

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Approvare la riforma sulle carceri

CarceriIl Consiglio superiore della magistratura si è rivolto direttamente alle Camere perché si esprimano sulla riforma dell’ordinamento penitenziario approvata lo scorso 16 marzo dal governo Gentiloni.

Più misure alternative al carcere, esclusi i reati più gravi. Questo il cardine della riforma dell'ordinamento penitenziario, approvata in Consiglio dei Ministri. Il sovraffollamento è il senso delle nuove misure, perché aumenta il rischio che la pena non sia rieducativa, da qui il potenziamento della rieducazione come del reinserimento sociale. Vengono poi stabilite maggiori tutele per i diritti dei detenuti in termini di salute, identità di genere, incolumità personale, vita interna alle carceri e rapporti con l'esterno.

Le misure previste nella riforma puntano ad abbattere la recidiva, che resta la più alta in Europa, seppur in Italia si spenda quasi 3 miliardi l'anno per il trattamento dei detenuti. L'obiettivo principale è rispettare la legge e gli orientamenti della Corte Costituzionale, della Corte di Cassazione e delle Corti europee.

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Bologna non ha posto per i neofascisti

Bologna non ha posto per i neofascistiDopo Pavia, Cesena, Siena, Torino, Milano, Genova, Prato, Pisa, Siena, Pistoia, Marzabotto e altre decine di Comuni italiani, anche a Bologna non sarà più possibile concedere spazi, patrocini, contribuiti di qualunque natura a coloro i quali non garantiscono di rispettare i valori della Costituzione, professando o praticando comportamenti fascisti.

Il Consiglio comunale di Bologna ha approvato la delibera per regolare la concessione delle sale e spazi pubblici nel pieno rispetto della legge e della Costituzione, nata dalle terribili esperienze della guerra causata da regimi totalitari, come il fascismo e il nazismo.

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Migranti: quasi 250 i morti nel Mediterraneo a gennaio

Migranti: quasi 250 i morti nel Mediterraneo a gennaioGentile Presidente, secondo l'Oim (l'Organizzazione mondiale per i migranti) nel 2018 sono arrivati in Europa via mare circa 11mila migranti e rifugiati.

In Italia gli arrivi sono 5.457 e le vittime 337; in Spagna gli arrivi sono 2.540 e le vittime 105; in Grecia gli arrivi 2.915 e in Turchia gli arrivi sono 37. In totale quindi sono arrivati in Europa 10.949 migranti e 442 sono le persone morte.

Gli arrivi sono diminuiti rispetto al 2017 (erano stati 20.051), ma in percentuale i morti sono aumentati.

Tra i 91 migranti approdati a Pozzallo a bordo della nave dell'Ong spagnola Proactiva Open Arms, c'era un giovane eritreo di 22 anni arrivato in condizioni disperate: il giovane è morto per fame e per la malnutrizione.

Al confine con la Francia, a febbraio una giovane donna nigeriana incinta è morta dopo il parto: la donna era stata respinta dalla polizia francese ed era ricoverata a Torino dove è nato il bimbo.

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Bologna, allarme suicidi in carcere

Bologna, allarme suicidi in carcereSono 992 le persone che, dal 2000 ad oggi, si sono suicidate in carcere in Italia. Nel 2017, in Emilia-Romagna, sette detenuti si sono tolti la vita.

E sono numerosi i detenuti che tentano il suicidio e che vengono salvati dagli agenti di polizia penitenziaria o dai compagni di cella, senza che la cosa faccia troppo notizia.

Il momento che segue la convalida dell'arresto o dell'esecuzione della custodia cautelare è il più critico, perché vengono a mancare tutti i punti di riferimento, tutti i destinatari di provvedimenti dovrebbero essere sorvegliati a vista nei primi giorni di detenzione. Ma il personale di Polizia Penitenziaria è sempre meno come anche gli educatori in servizio.

La Corte europea dei diritti umani, nel 2013 con la sentenza Torreggiani ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU). E le “celle aperte”, cioè senza mandate per otto ore al giorno, consentono ai detenuti la libertà di muoversi nelle sezioni e negli eventuali spazi comuni. È una rivoluzione irreversibile, tornare indietro non è soltanto contro la legge ma soprattutto contro i diritti del detenuto. Lo stesso ordinamento penitenziario all’articolo 6 definisce le celle camere destinate al solo pernottamento, è il cosiddetto “regime aperto” che ci adegua ai dettami europei di dignità umana. Uno stato democratico infatti ha il dovere di garantire condizioni di vita dignitose anche in un luogo di restrizione. Il carcere non dovrebbe infatti punire, ma rieducare.

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