Patrick Zaki compirà 30 anni in cella
È calato il silenzio su Patrick Zaki, rinchiuso in un carcere di massima sicurezza egiziano. Condannato, senza processo.
È il silenzio degli ignavi, su una vicenda drammatica che ci riguarda da vicino e che va avanti ormai da quasi 16 mesi. È un silenzio funzionale al regime egiziano, un silenzio che aiuta un governo repressivo a continuare a commettere violazioni dei diritti umani.
È passato oltre un mese da quando il Parlamento italiano ha impegnato il governo sulla cittadinanza e sul negoziato per attivare la Convenzione Onu contro la tortura. Il Parlamento ha votato in aprile, ma il Governo continua a tacere. Il Governo italiano non può lasciare morire lo studente di Bologna Patrik Zaki in carcere, per non pregiudicare gli “affari” tra Roma e il Cairo.

Se non fosse per la mobilitazione della società civile e il sostegno dei mezzi d'informazione, la drammatica situazione di Patrick Zaki rischierebbe di essere dimenticata.
Il 23 maggio del 1992, una carica di esplosivo sventrare l'autostrada Palermo-Mazara all'altezza di Capaci: la mafia uccideva il giudice Giovanni Falcone. Con lui morirono la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il 19 luglio dello stesso anno, questa volta in via D'Amelio, veniva ucciso il giudice Paolo Borsellino Con lui c'erano: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della polizia a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
La situazione, che sembra non arrestarsi, sta provocando moltissime vittime. Pensare alla pace deve considerare: