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Il CIE di Bologna non riaprirà

Il CIE di Bologna non riapriràAlmeno per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Sarà un centro di accoglienza per chi è costretto a scappare dalla fame e dalla guerra.

In 11 anni, il Cie ha dimostrato di non essere strumento che possa rispondere al fenomeno dell'immigrazione clandestina: solo la metà dei circa 10mila trattenuti sono stati espulsi ma a costi economici e umani enormi.

Tutta la città (istituzioni, associazioni e movimenti) ha chiesto con forza di non riaprire il CIE, dopo la visita ispettiva dell'Asl di Bologna del 14 gennaio 2013 e di un'equipe di Medici per i Diritti Umani che ha denunciato la situazione drammatica del Centro e la violazione dei diritti umani.

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Sala Borsa, una risorsa della città

salaborsa1.000 persone ogni giorno (6 ML dal 2008 al 2012 i visitatori), più di 200 visite guidate ogni anno, 130mila prestiti, e poi attività, laboratori, incontri con autori, ...

L'Istituzione Biblioteche prevede di sostituire i lavoratori addetti al prestito di Biblioteca Sala Borsa con macchine ad alto contenuto tecnologico.

Nessuno è contrario alle nuove tecnologie, ma una macchina non ti consiglia libri, film, cd. Una macchina non aiuta una persona in difficoltà. Una macchina non resta qualche secondo o minuto in più a parlare con una persona. Una macchina non ricorda ai visitatori quale è il comportamento corretto da tenere in una biblioteca.

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L'elemosina ai semafori non si risolve con le sanzioni

Lavavetri al semaforo
Con la sola sanzione, rischiamo di ottenere l'effetto contrario perché spingiamo le persone verso l'illegalità.

Dobbiamo capire "cosa si può fare" perché le persone non siano costrette a svolgere l'attività di "lavavetri" e di elemosina ai semafori. Parliamo di persone che sono ai margini, il rischio è di spingerli fuori dalla società: se non c'è alternativa, ma solo la sanzione, legittimiamo una situazione di illegalità.

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Primo cantiere per la pulizia dal "vandalismo grafico"

Il primo cantiere per la pulizia dal "vandalismo grafico"È partito il primo cantiere per la pulizia dal "vandalismo grafico", un'occasione anche di inserimento sociale e lavorativo di 12 persone in difficoltà. Un progetto per fare di Bologna una città più bella e più umana.

Le manutenzioni sono un’occasione per valorizzare tante competenze professionali inutilizzate e per rendere più sicuri e più belli i nostri ambienti di vita.

Ho visitato il cantiere in via Azzo Gardino nell'area dell'ex Manifattura Tabacchi e ho rivisto Daniel, giovane ex detenuto alla Dozza, uno dei 12 lavoratori impegnati per la pulizia del patrimonio della nostra città. Nel 2011 Daniel, insieme ad altri tre detenuti, aveva partecipato ad un corso di formazione professionale per manutentore edile all'interno della Casa Circondariale di Bologna e lavorato per la pulizia del liceo Copernico e della succursale del Galvani e delle Aldrovandi-Rubbiani. Un progetto promosso dalla Casa Circondariale con la Provincia di Bologna, il Tribunale di Sorveglianza e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna: una collaborazione interistituzionale per l'integrazione sociale delle persone in esecuzione penale.

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Siamo più credibili quando...

Clausole sociali - Cambia la politica in città"L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro", un diritto costituzionale che oggi non riusciamo a garantire. A Bologna e provincia sono più di 90.000 le persone in cerca di lavoro, spesso in situazione di fragilità.

Cosa può fare il Comune di Bologna?

Il Consiglio comunale di Bologna ha approvato il nuovo regolamento per gli appalti pubblici con le "clausole sociali": una quota pari almeno al 5% per l'inserimento lavorativo di persone in difficoltà per cause fisiche, psichiche o sociali, ma anche ultracinquantenni senza lavoro, genitori soli con figli, persone senza un titolo di studio spendibile nel mercato del lavoro, ecc.

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Il Comune può orientare le scelte di un’azienda pubblica: un Ordine del giorno su Hera-Acegas

L’8 ottobre 2012 abbiamo votato la delibera di Giunta sulla fusione Hera – Acegas, le due multiutility che in Emilia Romagna, Veneto e Friuli gestiscono l’acqua, i rifiuti e l’energia. Si tratta di servizi di pubblica utilità in cui il Comune deve farsi garante dell’interesse collettivo e della tutela del cittadino. Hera con la fusione è diventata un’azienda sovra regionale, ma rimane comunque una SpA quotata in borsa a maggioranza pubblica. Abbiamo quindi la possibilità, come Amministrazione Comunale, di controllare e orientare le scelte di chi guida l’azienda. Questo è il senso dell’ordine del giorno presentato ad ottobre, Fusione Hera Acegasche oggi proponiamo insieme ai Capigruppo dei Partiti di maggioranza, rivisto e migliorato anche in funzione del nuovo ruolo di Atersir, la nuova Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti. All’agenzia Atersir, presieduta dal Sindaco Merola, partecipano tutti i comuni e le province della nostra regione.

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