Ius culturae: una legge di civiltà

Ius culturae: una legge di civiltàÈ una legge, quella sul diritto alla cittadinanza per i figli nati da cittadini stranieri, che avvicinerebbe l’Italia ad altri paesi europei come Germania, Francia e Regno Unito.

Il dibattito sullo Ius culturae, ripreso con il nuovo Governo, è una priorità politica per il nostro Paese. A pagare il prezzo più alto, come sempre, rischiano di essere i più piccoli e i più deboli. È una legge di civiltà che riconosce diritti ma anche doveri e responsabilità a giovani che si sentono italiani e a cui noi, con ostacoli e cavilli, ogni giorno ricordiamo di non essere graditi.

A Bologna, sono oltre 8.000 i bambini nati sotto le Due Torri da genitori stranieri che potrebbero diventare “nuovi cittadini bolognesi” se la legge diventasse realtà. Sono compagni di banco dei nostri figli, ragazzi e ragazze che si sentono “italiani” e che frequentano le scuole della nostra città, ma che sui documenti continuano ad essere cittadini stranieri. Questi ragazzi vivono nello stesso contesto scolastico dei nostri giovani, parlano l’italiano, studiano la storia d’Italia, sono figli di cittadini stranieri regolari che lavorano e pagano le tasse in Italia.

È una legge che non riguarda solo il diritto di questi bambini, ma interessa anche la sicurezza del nostro Paese. Sono più di 700.000 giovani in Italia che rappresentano, insieme ai nostri figli, il futuro economico e sociale del nostro paese. Nessun approccio ideologico o buonismo di sorta, ma solo una decisione pragmatica che ci porta a cercare una soluzione alle nuove esigenze che la società ci pone davanti. Il riconoscimento a questi giovani della cittadinanza può agevolare un percorso di integrazione reale dove veder affermata l’idea di una comunità al contempo unica e plurale, in cui le diversità siano una ricchezza e non un problema, in cui il dialogo, il confronto, il rispetto dei diritti e dei doveri della Costituzione siano capisaldi.

Anche il Consiglio comunale di Bologna si è già espresso il 15 maggio 2017, approvando un mio Ordine del giorno: per la città di Bologna non ci sono differenze, chi nasce e/o cresce in Italia, è italiano.

Chiedo al Pd e al M5s di trovare i punti in comune della nuova legge, che non sarebbero la conquista dell’uno o altro partito, ma una conquista per il paese Italia.

Abbiamo bisogno della nuova legge per riconoscere diritti a giovani che stanno sopportando ogni giorno ingiustizie e discriminazioni, e che devono invece poter far parte a pieno titolo del paese e della città in cui sono nati e cresciuti.

E dobbiamo dire che per noi non ci sono differenze.

 

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