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3 di 13.900 Via libera all'approvazione del Bilancio 2018-2020 del Comune di Bologna

Oggi approviamo il bilancio del Comune di Bologna: tutte le politiche (su scuola, cultura, welfare, ambiente, economia, mobilità, sport, etc.), tutti gli interventi e decisioni del Sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale di Bologna dovranno avere come priorità la lotta alle povertà.

Penso che in termini di razionalizzazione dei costi di struttura sia stato fatto il possibile per “unificare” ed “ottimizzare”, come anche per la gestione informatizzata, e continua la riqualificazione e controllo della spesa. Credo quindi giusto riconoscere all’Assessore al Bilancio Davide Conte e ai tecnici del Comune di Bologna il lavoro e la qualità dimostrata.

Credo anche importante cogliere la sfida proposta oggi dall’Assessore Conte, costituita dal primo bilancio della storia del Comune di Bologna centrato sullo “Sviluppo sostenibile della nostra città”.
Un’idea di sviluppo centrata sui Goals delle Nazioni Unite, che può diventare un riferimento anche per tutta la città. È una sfida importante, innovativa.

Nel bilancio 2018 sono 18 i milioni di euro di investimento per il piano di riqualificazione delle periferie. Maggiori risorse anche su scuola (2,2 ML), servizi socio-assistenziali (1,9ML), cultura (0,5ML), mobilità (1,1ML) e ambiente (3,8ML).

Sono risorse che rispondono alla necessità di una priorità di investimento da parte del Comune per ridurre le disuguaglianze di opportunità e per uno sviluppo sostenibile, dal punto di vista culturale, sociale e ambientale.

Secondo i dati di Eurostat, le famiglie in difficoltà in regione sono il 16,4%, meglio della media europea (23,5%) e italiana (30%), ma comunque un dato allarmante. Sono 165mila a Bologna e provincia. La povertà non è una scelta, è ingiustizia sociale, e il contrasto alle povertà deve essere priorità assoluta della politica.

I rischi di un aggravarsi delle ingiustizie, della disuguaglianza e dell'involuzione della democrazia, impone l'urgenza di ricercare una logica e delle strategie che permettano di mettere tutti e ciascuno su un piano di uguaglianza delle opportunità e di progettare un modello di società che abbia come obiettivo quello di consentire ai propri cittadini di soddisfare i propri bisogni secondo le proprie capacità.

L’attenzione deve essere ai bisogni maggiormente emergenti nella situazione di crisi economica, sociale e culturale globale in cui siamo immersi e ai suoi effetti a livello locale, in particolare penso ai bisogni delle persone che rischiano la marginalità e l'esclusione sociale. E penso al tema del lavoro, che è aspetto decisivo delle condizioni di appartenenza sociale e di valorizzazione delle risorse costituite dalle persone. Ripensare un nuovo modello di sviluppo deve consentire di realizzare una città e contesti di vita più inclusivi, e comporta la necessità di educare a una società umanizzante, che sappia valorizzare le persone e le risorse della comunità. In questa prospettiva il lavoro sociale ed educativo ha un ruolo centrale, perché è indispensabile per rigenerare nella vita sociale il senso di responsabilità reciproca e del prendersi cura, soprattutto dei più deboli. La sfida che dobbiamo affrontare è di riuscire ad individuare le strategie per ricostruire dal basso un modello di sviluppo che sia sostenibile e rispettoso della dignità delle persone, in grado di accogliere le differenze e di farsi carico delle difficoltà che ognuno può incontrare in alcune fasi della propria esistenza.

Dobbiamo essere capaci di supportare le disuguaglianze di partenza, che sono sempre produzioni sociali, attraverso la costruzione di competenze e di capacità, provando a promuovere partecipazione per determinare un percorso di crescita e di apprendimento per l’intero territorio metropolitano.

Ci sono esperienze locali che possono costituire un riferimento culturale e operativo di un modello di sviluppo possibile che conviene a tutti, uno sviluppo compatibile con i limiti ambientali e umanizzante. Un progetto comune di società che abbia come riferimenti la legalità, la responsabilità sociale, la riduzione della povertà e dell'esclusione attraverso la valorizzazione delle risorse umane. A Bologna ci sono progetti concreti che vanno in questa direzione:

  • l'esperienza degli “Empori solidali” che danno un sostegno concreto a famiglie con minori (sono 22, 16 già attivi e 6 in fase d'avvio, distribuiti su tutto il territorio regionale);
  • le “clausole sociali” negli appalti pubblici: con il bando quinquennale da 33 milioni di euro per la manutenzione del verde pubblico, 2,5 milioni di euro sono serviti per sostenere l’inserimento lavorativo e contrastare il disagio e la fragilità. Ne hanno beneficiato più di 80 persone, anche disoccupati di lungo periodo, ultracinquantenni esodati e genitori soli con figli;
  • “Insieme per il lavoro”, un patto per mettere a sistema le risorse del Comune e della Città Metropolitana con quelle della Curia, con l'obiettivo di creare lavoro per dare risposta a chi è più fragile ed è stato colpito dalla crisi economica. Nei prossimi 4 anni saranno 14 milioni di euro: Sportello lavoro, Servizi sociali e mondo associativo, parrocchie, sindacati, aziende, insieme promuoveranno tirocini formativi e sosterranno l’auto-imprenditorialità di giovani e cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro.
  • la promozione della responsabilità sociale delle imprese, realizzata attraverso l'esperienza dell’Albo Metropolitano delle Azienda Solidali;
  • la valorizzazione delle risorse umane a rischio di esclusione sociale, collegata a persone che hanno vissuto o che stanno vivendo un’esperienza carceraria. In particolare il progetto Fare impresa in Dozza, realizzato nella Casa Circondariale di Bologna da GD, Marchesini e IMA.

Credo che queste esperienze possano costituire un riferimento culturale e operativo di un modello di sviluppo possibile, che va nella direzione di una idea di città inclusiva, in grado di promuovere responsabilità diffusa e partecipazione. La sfida che abbiamo davanti per i prossimi anni è dimostrare che una politica promozionale, non caritatevole, è un vantaggio per tutti, non solo dal punto di vista sociale, culturale ed educativo, ma anche economico.

A Bologna, possiamo e dobbiamo costruire un piano di azioni (concrete) per il miglioramento della coesione sociale del nostro territorio.

Dobbiamo anche espandere la collaborazione con cittadini, imprese e associazioni su molti altri bisogni, promuovere partecipazione.
Dobbiamo quindi rendere il Comune un soggetto preparato a collaborare in modo efficace con la città. Dobbiamo anche rendere il bilancio del Comune più accessibile e allo stesso tempo fare scelte il più possibile condivise.

Gli Ordini del GIorno approvati: