Dormivano su materassi in strada. Daspo urbano per 10 senza casa a Bologna

Question Time, chiarimenti sul Daspo urbano

La domanda del consigliere Errani
Gentile Assessore. Avrei preferito ricevere una risposta dall'Assessore al Welfare perchè parliamo di un problema sociale, non di ordine pubblico.

Il Daspo mi sembra una decisione grave e sbagliata, perché non solo non  risolve i problemi ma colpisce chi è in una situazione di difficoltà, gli ultimi e gli esclusi. I problemi non si risolvono con la forza o immaginando di nasconderli, allontanandoli.
Il Daspo può essere uno strumento per combattere il piccolo crimine, non per colpire chi è senza lavoro e quindi senza una casa. Quella dei senzatetto è un’emergenza straordinaria, parliamo di persone con problematiche legate alle dipendenze ma anche donne e uomini in situazione di povertà relazionale ed economica, senza un lavoro. Serve invece solidarietà e un vero sistema di accoglienza a Bologna.
Bosch ha dipinto La nave dei folli a metà del 1500. Rappresentava la barca che i maggiorenti delle ricche città olandesi incaricavano di portare lontano poveri, prostitute, disoccupati, disabili. Nel 1200 a Bologna furono costruiti i portici dei Servi in strada Maggiore perché i poveri immigrati in città avessero un riparo dove dormire. Anche i portici di via Albertoni vicino al S.Orsola furono costruiti per dar rifugio notturno ai poveri senza casa.

Sono due idee molto diverse di città, a quale vogliamo assomigliare?
Credo importante lavorare per una città inclusiva, una città delle persone e dei diritti, una città che si prende cura dei più deboli. Dobbiamo dimostrare che una politica promozionale, non caritatevole, è un vantaggio per tutti, non solo dal punto di vista sociale, culturale ed educativo, ma anche economico.
Bologna, con il Piano Freddo e il sistema di accoglienza, ha costruito una rete di sostegno e solidarietà in cui tutti, attori istituzionali, parrocchie e mondo del volontariato, si sono attivati per dare una possibilità di rifugio e riparo per persone senza rete e alloggio. Un'azione straordinaria iniziata durante lo scorso mandato che oggi è stata potenziata ed è diventata una buona pratica.
Ieri ho partecipato alla prima conferenza cittadina sulla casa (Pd, M5S, Coalizione Civica e Insieme Bologna) per costruire insieme soluzioni all’emergenza abitativa, invitando Curia, Università, Regione, Prefettura, Magistratura Democratica, Acer e Asp: tutti soggetti istituzionali della nostra città che possono dare un contributo. È importante unire le forze istituzionali e sociali per far fronte all'emergenza abitativa e alla riduzione del welfare. Per garantire diritti fondamentali, come quello alla casa.
Anche l'iniziativa delle "sciarpe sospese" destinate ai poveri è la strada giusta, non risolve il tema delle povertà ma si aggiunge al Piano freddo ed il Piano casa e può costutuire un messaggio di solidarietà. La risposta dell'assessore Malagoli
"Sono molto contento di avere oggi l'occasione di dialogare con il Consiglio sulla realtà che noi viviamo e gestiamo giornalmente. Noi, cioè l'Amministrazione comunale e le donne e gli uomini della Polizia Municipale, che sono concretamente per strada. Quest'anno, come ben sa chi ci sta lavorando e chi lavora sul disagio tutti i giorni, e come ha detto anche il mio collega Giuliano Barigazzi in una bellissima intervista pubblicata oggi, noi mettiamo in campo una quantità di servizi all'avanguardia a livello nazionale, che aiuta più di 3.000 persone in stato di povertà e disagio e, spesso, di vita in strada. Questo in particolare attraverso i servizi di prossimità dedicati a un primo ascolto e a una presa in carico di tutti, indistintamente. In particolare il sistema dei servizi bolognesi ha attuato un cambiamento di senso, adottando azioni che vanno al di là del fornire risposte solo emergenziali, come sa bene la Consigliera Frascaroli, visto che nel mandato precedente ci abbiamo lavorato insieme. L'intera rete dei servizi ora lavora per implementare la capacità delle persone senza dimora, valorizzare le competenze già presente e rafforzare i processi di inclusione lavorando con i cittadini, le associazioni e le comunità.

D'altra parte non è un caso se solo in questa situazione abbiamo fatto ricorso al Daspo urbano. Daspo che esiste già da febbraio del 2017, quindi da tempo, ma solo ora lo abbiamo usato. Perché noi interveniamo in modo diverso, sempre. Perché l'abbiamo fatto? In quella zona, la Municipale quest'anno è intervenuta con i servizi sociali 108 volte. Anche i numeri sono importanti. Abbiamo fatto fronte a circa 140 segnalazioni dirette a questa Amministrazione dai cittadini residenti nella zona. E permettetemi di dire in quest'aula alle persone della Polizia Municipale e agli assistenti sociali, che li ringrazio tutti, per tutti i giorni in cui affrontano situazioni come questa. Niente è servito. E' difficile, è durissima, e per una persona come me lo è ancora di più, trovarsi quotidianamente di fronte a una marginalità e disperazione così profonda, e in crescita, da non riuscire neppure più a farsi aiutare. Questo può sfociare solo in aggressività e rabbia. Un muro. Sono stati necessari numerosi interventi per episodi di aggressività messi in atto in quest'ultimo anno dalle stesse persone ora sottoposte a Daspo.

Ma cos'è realmente un Daspo? Non è altro che un allontanamento temporaneo da una specifica zona della città. Non è né un foglio di via, che possono emettere la magistratura o le forze dell'ordine, né un altro degli strumenti già in campo. Attualmente la legge identifica le stazioni come unico luogo dove il provvedimento può essere emesso. Mentre, e qui rispondo a qualche domanda che è stata fatta dai Consiglieri, successivamente alla pubblicazione delle linee guida ministeriali, come dice la legge, dovrà essere il Consiglio comunale a modificare il Regolamento di Polizia Urbana inserendo l'elenco delle zone o dei luoghi della città dove applicare i Daspo e per quali motivi. E ci sarà un dibattito su questo. Perché sarà il Consiglio comunale a decidere, come tante volte lo stesso Consiglio in questa sede di Question time ha chiesto con forza, per esempio in Piazza Verdi, di usare la pulizia della città come momento per abbassare i toni di quella zona.

Sono consapevole più dei tanti che in questi giorni fanno esercizio di indignazione, di quanto queste persone siano disperate e bisognose di aiuto. Ma abbiamo provato tutte le armi che abbiamo. Credo che sia chiaro a tutti che lasciare un pezzo di città come un bivacco, a fine novembre, non serve e non è la soluzione possibile. Abbiamo ricevuto, come ho già detto, tantissime richieste e segnalazioni da chi vive lì: anche a loro dobbiamo risposte, anche questo è un dovere dell'Amministrazione. Chi non lo capisce, non capisce che lasciare queste richieste senza risposte vuol dire dare respiro e spago all'intolleranza e al razzismo che si nutre dell'insofferenza e del senso di abbandono. E' nostro dovere invece togliere acqua a questa barbarie di ritorno. Mi è stato chiesto se il Daspo è una soluzione: no, non è una soluzione, ma serve a disinnescare una situazione ormai ingestibile che andava con urgenza disinnescata, e me ne assumo tutta la responsabilità, come ho già detto e come sono abituato a fare. So che ci ritroveremo ad affrontarlo e continueremo a provare a risolvere questi problemi, lì come in altre zone della città. Ma quali altri strumenti abbiamo? Ci rendiamo conto che ai Comuni, in primis sulle strade, sono delegate le risposte a questioni enormi, epocali, sulle quali gli strumenti che ci dà lo Stato costituiscono la normativa? Ed è con questi che abbiamo agito. Il Daspo, per inciso, è stato votato in Parlamento anche da forze politiche che in questi giorni in città hanno fatto esercizio di indignazione salvo poi chiedere la piena applicazione delle regole, come spesso ho sentito dire in questo Consiglio. Mi domando se sia stato approvato pensando che non dovesse essere usato, ma non ho la risposta a questa domanda. Vorrei dire a questo Consiglio che a tutti i tavoli di confronto col Ministero sull'applicazione della legge 48 siamo stati tra i pochi Comuni che hanno chiesto l'inserimento di proposte di prevenzione e sull'approccio sociale al tema,  recepito nell'articolo 5, comma C bis. Le leggi vanno lette.

Sono comunque contento di quest'occasione per porre la questione in maniera diretta e farvi anche le domande che vi ho fatto. Ho sentito e letto molte dichiarazioni in questi giorni, tutte volte a contestare il provvedimento, dicendo che è ben altro quello che bisogna fare o che serve. Come ho già avuto modo di chiedere al Magnifico Rettore, bisogna che questa città chiuda la facoltà del benaltrismo, esistono troppi laureati. Invece, se ci sono proposte fattive, e non generiche posizioni di principio, ne sarò felice perché ogni aiuto e contributo serve in particolare a queste persone, e sono tante e sono sempre di più, che in una città come questa trovano spesso risposte ai loro bisogni. Però, come dico sempre, nella vita per volere le risposte bisogna essere in due: chi chiede e chi risponde. Se io domando e dall'altra parte c'è un muro, io mi trovo a sbattere contro questo muro. Una città deve essere amministrata tenendo in equilibrio le esigenze di chi ci vive e le esigenze di chi viene qui a cercare un mondo migliore. Credo che queste esigenze, come Amministrazione le abbiamo chiare: quello che ha letto la Consigliera Palumbo nel nostro programma elettorale lo stiamo mettendo in atto aumentando i servizi, aumentando tutto quello che il bilancio contiene come risorse economiche. Credo che se andiamo a vedere i bilanci delle Amministrazioni comunali d'Italia, poche hanno così tante risorse economiche sul sociale, inteso come integrazione. Allora io credo che veramente stiamo parlando di un provvedimento che non sarà sicuramente risolutivo su questo tema ma io vorrei avere da tutti - da tutti - proposte su come si risolve questo tema o anche solo come si può tentare di risolvere. Mi interessa poco se ci vuole ben altro e non so cos'è il ben altro. Avrete l'occasione di approvare il bilancio, nel bilancio che è l'atto principale dell'amministrazione comunale, la discussione può portare anche un cambiamento nelle risorse che vengono investite su questi temi, ma sinceramente credo che fare tutta questa pressione mediatica su un tema così piccolo che riguarda semplicemente quella data zona, in quel dato momento, con i servizi sociali che danno una mano e di questo si può approfittare, credo che non sia stato né un foglio di via, né altro, e che non risolverà sicuramente la situazione. Vorrò ascoltare, e sarò parte attiva e partecipe nel momento in cui finalmente usciranno le linee guida della legge 48, che attendiamo da tempo, la discussione in Consiglio comunale: sarà molto interessante per capire cosa effettivamente, grattando sotto la luce che ogni tanto ci abbaglia, riusciremo a capire come alcuni strumenti per una città sono importanti, ed è importante come impostarli e come utilizzarli. In ogni caso vi ringrazio per la possibilità di aver chiarito la posizione mia e della Giunta".