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Diritto di voto ai cittadini stranieri

Question Time, chiarimenti sul diritto di voto per i cittadini stranieri residenti

L'assessora con delega ai Diritti dei nuovi cittadini, Susanna Zaccaria, ha risposto alla domanda d'attualità del consigliere Francesco Errani (Partito Democratico) sul diritto di voto amministrativo per i cittadini stranieri residenti.

Domanda d'attualità del consigliere Errani:

Un esercito di “cittadini di fatto” a cui è negato il più elementare dei diritti costituzionali: quello di voto e partecipazione alla vita politica del Paese. Secondo l'Istat, al 1 gennaio 2017, sono 3.714.137 i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia, di cui il 78% per cento maggiorenne.
Nel 1992 il Governo italiano ha ratificato la Convenzione di Strasburgo promossa dal Consiglio d'Europa, prendendo l'impegno di: “concedere il diritto di voto e eleggibilità alle elezioni locali ad ogni residente straniero, a condizione che questi abbia risieduto legalmente nello Stato Ue nei cinque anni precedenti alle elezioni” (Articolo 6, comma 1).
Un quarto di secolo dopo la situazione non è cambiata di una virgola per i non comunitari.

È una profonda ingiustizia, parliamo di persone che si trovano regolarmente in Italia da almeno cinque anni: pagano le tasse, mandano i figli a scuola, lavorano, vivono i quartieri e la città. E gli impediamo proprio di partecipare al voto comunale, quello più diretto. Il voto per gli stranieri promuove il diritto di partecipazione alla vita amministrativa a livello locale dei nuovi cittadini. Possiamo arricchire a livello culturale, sociale e politico la nostra città, e favorire l’integrazione. Si tratta di adeguare la normativa italiana a quella europea. Si tratta di estendere diritti e doveri anche ai cittadini non comunitari, come accade già in 16 paesi europei.

Risposta dell'assessora Zaccaria:

"Ringrazio per questa domanda che mi dà la possibilità di parlare del Piano locale per un'azione amministrazione non discriminatoria basata sui diritti umani nei confronti di nuovi cittadini e nuove cittadine che abbiamo da poco approvato. E' un Piano di azione in cui abbiamo cercato di rendere omogenea l'azione del Comune per la tutela dei cittadini e delle cittadine che sono, come diceva lei consigliere, regolarmente nel nostro territorio e contribuiscono alla vita della città. E' un Piano che in realtà verte su tre assi: benessere, diritto alla non discriminazione e partecipazione alla vita sociale, politica e culturale della città. Proprio in questo ultimo asse rientra l'azione che lei ha indicato che mira a sostenere la concessione del voto amministrativo agli stranieri. E' ovvio che questa concessione del voto non rientra nelle nostre competenze e noi rimaniamo ovviamente nelle nostre competenze, però come si può capire da come è descritta l'azione anche nel nostro Piano locale possiamo comunque pensare a una azione di sensibilizzazione di cui il Comune di Bologna si fa capofila con le altre amministrazioni per tentare una modifica comune dello Statuto, una azione di promozione verso il Governo con iniziative molto simili a quelle che si sono viste di recente a sostegno dell'approvazione dello ius soli. Quindi sia una elaborazione di una modifica dello Statuto che parta da un confronto da un alto con le associazioni operative sul tema dall'altro con altri Stati europei che invece concedono la facoltà di voto amministrativo agli stranieri, quindi per confrontare le esperienze e per approfondire il tema con degli esperti come è stato indicato nell'azione e nel Piano; c'è scritto infatti promuovere "uno statuto dei" in modo che le Amministrazioni concordino una modifica degli statuti nella stessa direzione con stessa modalità e intenti stretti, così che questa azione funga da sensibilizzazione e spinta per una legislazione ad hoc imprescindibile per la concessione ovviamente del voto".